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Il progetto

Ridare vita a un pezzo di storia del Roero

Il progetto di Ciabot Almondo nasce tra i filari della vigna La Montà: davanti a un patrimonio del Roero lasciato al silenzio e all’abbandono, abbiamo scelto di prendercene cura e restituirlo alla comunità, ai viaggiatori, ai cultori del paesaggio, dell’arte e delle emozioni.

Il Ciabot Almondo sorge sulla collina de La Montà, sull’antica strada romana che collegava Canale e Montà.

I ciabot sono una presenza ricorrente nei vigneti del Roero. Sono gli esempi più tipici dell’architettura spontanea contadina: il posto dove ripararsi durante un temporale, dove tenere gli attrezzi agricoli, dove dormire durante le giornate intense della vendemmia, o dove bere un bicchiere di vino nei rari momenti di riposo dalle fatiche in campagna.

Quante storie avrà vissuto, questo Ciabot: viandanti sorpresi dalla notte, contadini in difesa delle vendemmie o in preghiera all’avvicinarsi della tempesta, amanti furtivi, partigiani in vedetta.

Il Ciabot fu costruito tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800, nell’epoca del primo Romanticismo, quando le creature fantastiche erano oggetto di attenzione e di arte. E proprio le creature fantastiche del folklore del Roero sono le protagoniste del ciclo pittorico all’interno del Ciabot.

Dal 2019 la nostra famiglia lavora i vigneti di Arneis e Barbera intorno al Ciabot. Giorno per giorno è entrato nel nostro quotidiano, fino a diventare una presenza familiare. Abbiamo imparato a volergli bene, e abbiamo pensato di dargli una nuova vita.

Recuperarlo significava innanzitutto salvarne la struttura, e restituire senso e dignità a un luogo carico di memoria, aprendolo a tutte e tutti come spazio di incontro, di racconto e di bellezza.

Vista tra i filari in vigna

Ciabot Almondo nasce da uno studio attento del territorio del Roero e delle sue architetture: una valorizzazione coerente con la storia locale, rispettosa di chi è passato prima e pensata per affascinare chi verrà dopo.

Le colline del Roero sono da sempre punteggiate da questi piccoli edifici, necessari per via delle proprietà agricole frazionatissime e distanti dagli insediamenti umani, praticamente delle “tappe di sosta” durante il lavoro in vigna.

Edifici essenziali, modellati nel tempo dalle necessità di chi li ha vissuti, con interventi e trasformazioni che raccontano storie fatte di fatica e di adattamento.

Nel corso degli anni il ciabot era stato profondamente alterato: il primo piano era stato tagliato e versava in un grave stato di abbandono, con una copertura in eternit che lo rendeva fragile e insalubre.

L’approccio del progetto è stato ricercare una ricostruzione il più possibile fedele all’impianto originario, obiettivo reso possibile dal confronto con altri edifici coevi, ancora intatti.

Comprendere questa evoluzione è stato il primo passo per immaginare un intervento capace di dialogare con il passato, e aprire il Ciabot a una fruizione contemporanea.

Il restauro filologico

Il risultato del progetto, fedele alla storia e alla cultura costruttiva del Roero, è questo.

Tetto a quattro falde, alla piemontese, con travi in castagno e copertura con coppi di riutilizzo.

Intonaco a calce, come si faceva qui in campagna.

Pavimenti in materiali di recupero da edifici locali: mattonelle in cotto al piano terra e nei camminamenti esterni, parquet grezzo al piano superiore.

Le parti contemporanee sono state pensate in modo da essere visibilmente ben percepibili e distinte rispetto a quelle storiche.

La scala esterna ha una doppia funzione: per salire al primo piano, ma anche per ammirare il paesaggio dai quattro punti cardinali. A ogni rampa hai una visione diversa sul Roero: le rocche, il bosco, le colline, le vigne.

Il Ciabot è un luogo con tante anime: contemplativo, artistico, panoramico, narrativo. mistico. Vieni a scoprire la tua anima.

Abbiamo restaurato il Ciabot come lavoriamo la vigna: con rispetto profondo e amore incondizionato per questa terra.

Gli Almondo, la famiglia del vino

La famiglia Almondo è censita nei registri comunali di Montà a partire dal XIV secolo. Sette secoli passati su queste colline a coltivare la terra, le vigne, a fare vino.

Oggi siamo sempre qui a Montà, e amiamo questa terra dove le nostre radici sono radicate in modo inestricabile. Con lo stesso rispetto e la stessa dedizione abbiamo intrapreso il recupero del Ciabot, per restituirlo al territorio e farlo diventare un’attrattiva per un turismo intelligente e alla ricerca di emozioni originali e artistiche.

Il consiglio che diamo a chi visita il Ciabot è questo: lascia la macchina nella piazza dominata dalla parrocchia vecchia e dal castello, scendi a piedi fra le case del borgo antico di Montà, poi procedi per un sentiero che era l’antica strada romana, che costeggia le rocche da una parte e dall’altra si apre su un panorama spettacolare del Roero. Dopo una svolta, improvvisamente appaiono i filari di vite, e poi i mattoni rossi del Ciabot. Stai per entrare nella magia.

Scopri la cantina

Quando abbiamo incontrato l’arte di Giovanni Tamburelli, abbiamo subito capito che la sua sensibilità poetica e fantasiosa, la sua inventiva fantastica che ti trasporta in un universo del tutto lontano, era il segno ideale per caricare di emozioni e di significati il Ciabot.

Ombra d'artista

“Lo sapevate che le Masche rubano il vento dei canneti, spaventano i preti e quando trovano una vigna abbandonata costruiscono un ciabot?”

Queste sono le parole che Giovanni Tamburelli usa per raccontare un indizio che fa capire da cosa sia nata l’spirazione per il suo ciclo pittorico. Per lui l’arte è “gioia di creare con le mani” e così quando gli abbiamo chiesto di mettere le mani sulle pareti del Ciabot si è armato dei suoi colori e dei suoi pennelli e non ci ha pensato due volte.

Le sue forme colorate, fantastiche e ludiche, rendono visibile un mondo dai ritmi naturali, inviolati e sorridenti.

Il suo ciclo pittorico desta meraviglia, perché aprendo la porta del Ciabot entri in un tempio laico, mistico, onirico.

E questo è lo spirito del Ciabot Almondo: un’immersione nel folklore del Roero, nelle storie delle masche, nella forza della natura.

Il suo ciclo pittorico nel Ciabot si articola in due ambienti distinti. Al piano terra, il rapporto tra uomo e bosco prende forma attraverso figure fantastiche: spiriti, masche e creature che affondano le radici nel folklore locale e nell’immaginario popolare.

Al piano superiore, il racconto si apre al mondo del vino: un omaggio alla condivisione e al lavoro umano, un tributo dionisiaco al “nettare degli dei”, dove la festa, il ciclo delle stagioni e la vita contadina si intrecciano in un’unica, vibrante narrazione, in una fontana della giovinezza da cui sgorga il vino del Roero.