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Torna all'elencoIl ciabòt racconta

21 novembre 2024

Chi è Giovanni Tamburelli e quali opere si trovano all’interno di Ciabòt Almondo?

Fotografia dell'artista che presenta in mano l'acquerello di varie galline in fila. L'artista è serio e sullo sfondo è presente una finestra ovale circondata dai mattoni.

Un ritratto dell’artista che ha curato gli affreschi e le installazioni del progetto Ciabòt Almondo. Un modo per scoprire la sua poetica narrativa e condividere che cosa ci ha colpiti di lui.

Per Giovanni Tamburelli il punto di partenza della ricerca visiva è la mater natura vista come realtà indipendente da ogni precostituita poetica, verso un’astrazione fantastica, di evasione, estranea e superiore alla storia alla ricerca del «tempo puro». Quantomai necessario nell’arte contemporanea. 

Nel suo percorso a ritroso alla ricerca di uno spazio temporale in cui l’universo delle immagini aveva inizio, non possiamo parlare né di simboli, né di metafore o allegorie. E neppure di distinzione fra il bello e il brutto: categorie applicabili alle cose che causano all’uomo sentimenti legati al piacere o al dis-piacere. Situazioni che evidentemente non si verificano nei mondi in cui queste forme ancora prime efantastiche vivono e dove ogni possibilità di giudizio commisurabile è preclusa. Come accade con la poesia. E non è un caso che Giovanni sia anche poeta.

Il bello e il brutto, sentimenti legati al piacere o al dis-piacere, non si verificano nei mondi in cui queste forme vivono e dove ogni possibilità di giudizio commisurabile è preclusa. Come accade con la poesia. E non è un caso che Giovanni sia anche poeta

Il suo è un tempo in prossimità di ciò che è stata l’origine, momento in cui anche la forma umana, appena distinta nella sintesi femminile ancora ingabbiata, appare impegnata in uno slancio vitale liberatorio che, in un mondo fantastico, null’altro significa se non l’evoluzione creativa della realtà che continuamente si alimenta.

È in questo luogo che coesistono le visioni, la prassi e il gioco dell’artista scultore. I materiali sono quelli industriali: lamiere, tondini e profilati metallici. Anche i colori appartengono all’industria: semplici bombolette spray usate con espressioni coerenti alle forme create con evidente ironia. Volge lo sguardo altrove, si diverte, questo pare indiscutibile, senza che la storia influisca sulla genesi delle sue forme: non sono certamente i problemi legati alla geometria profonda delle cose che vuole scoprire in quanto prossime all’origine, né tanto meno comunicarli. Le sue fantasie nei confronti dei primordi hanno il solo scopo di far sorridere e incuriosire.

L’adesione incorrotta e nostalgica ai temi della natura naturans – padrona in eterno del proprio destino –, l’essere libero nelle intuizioni, vitale negli slanci e autonomo negli equilibrismi che compone, non sono poca cosa in un contesto, il nostro, in cui i robot sostituiscono gli uomini nel lavoro industriale e l’intelligenza artificiale alle porte già impone atteggiamenti di lucida difesa.

Le sue forme colorate, fantastiche e ludiche, poste su esili profilati, realizzate in un luogo libero e indipendente governato da Bibi, una gattina parlante, non significano, segnalano. Ovvero rendono visibile un mondo dai ritmi naturali, inviolati e sorridenti.

L’arte, nelle opere di Tamburelli, diventa il segno poetico di un’esistenza limpida e incontaminata, opposto alla frenesia innaturalmente distruttiva del tempo contemporaneo. E non è poca cosa.