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trifulao nel bosco

Ambiente

Lo spirito del Roero fuori e dentro il Ciabot

Il Ciabot Almondo si trova a Montà lungo il Sentiero dell’Apicoltura, che fa parte della rete escursionistica dell’Ecomuseo delle Rocche.

sentiero delle rocche

Il Ciabot è accanto alla vigna di La Montà, proprio sotto la rocca che sostiene il grande bosco del castello. Si raggiunge dal centro del paese percorrendo a piedi un sentiero che si addentra in un paesaggio tipicamente roerino: le rocche, il bosco, le vigne, in un vero inno alla biodiversità.

Un luogo magico e intriso di storia. La terra è sabbia di rocca, perfetta per i tartufi (infatti questo è il primo cru del Tartufo Bianco d’Alba), e da queste sabbie spesso emergono conchiglie a raccontare di quando il Roero era mare.

Qui la rocca è maestosa, incombe sul sentiero con le radici degli alberi secolari che affiorano dalle pareti di sabbia. Oggi questo tracciato fa parte del Sentiero dell’Apicoltura, uno dei percorsi che permettono di esplorare il Roero a passo lento, circondati dalla natura, dalla storia e dal silenzio.

La “Strata Romana” o “la via delle Masche”

Montà. Un nome che parla di salite, di fatiche, la collina su cui “montare” per poi scendere verso Torino da una parte, verso Alba e Asti dall’altra.

Il sentiero accanto al Ciabot è l’antica strada romana. Qui sono passati legionari in marcia, mercanti, monaci, armigeri diretti verso il castello. Una salita di terra e di fango, chiamata Montata Fangi, da cui deriva l’attuale Montà. Nel ‘700, con la costruzione della nuova strada in pianura, questo tracciato diventa deserto, fino a essere chiamato “via delle masche”.

Le masche sono le streghe del folklore locale. Donne che usavano rimedi naturali per curare, che facevano incantesimi, che spaventavano i viandanti, in un luogo e un tempo in cui un soffio di vento dal bosco o fra le vigne veniva scambiato per un verso demoniaco, specie dopo un bicchiere di troppo.

Ecco la storia di questa strada millenaria e fantastica, dove natura e soprannaturale si incontrano. E dove aprendo le porte del Ciabot, si incontrano l’arte, l’incanto, la poesia.

Scopri il Sentiero dell’Apicoltura

Le Rocche sono l’elemento naturalistico che più caratterizza il paesaggio del Roero, risultato di un fenomeno geologico iniziato circa 250.000 anni fa e tuttora in evoluzione.

Circa 250.000 anni fa il fiume Tanaro deviò il suo corso a causa dell’erosione causata da un altro fiume, evento noto come “Cattura del Tanaro”. Questo sconvolgimento ridisegnò le vallate del Roero: i corsi d’acqua arretrarono improvvisamente e furiosamente verso la nuova valle, incidendo profondamente i terreni sabbiosi. Praticamente uno tsunami di terraferma, da cui nacquero voragini spettacolari, guglie di sabbia, canyon e “scogliere senza mare” che ancora oggi emergono dalle morbide colline del Roero con dislivelli impressionanti. Queste sono le Rocche del Roero.

L’ecosistema delle Rocche vive su un equilibrio di diversi microclimi che si susseguono a distanza brevissima. In alto vediamo i pini e le querce, elementi tipici di un ambiente secco. A fondovalle, dove l’umidità è più intensa, la vegetazione è rigogliosa, varia dai salici ai pioppi alle felci. E la sabbia di cui sono costituite le Rocche svela periodicamente fossili di conchiglie, ricci e pesci, che dichiarano l’origine di questa terra come fondale marino. Una caratteristica che si ritrova nella caratteristica mineralità dei vini del Roero.

Le Rocche hanno anche avuto una funzione di salvataggio dell’ecosistema e del paesaggio: inospitali, erte e inaccessibili, hanno impedito che l’uomo se ne impadronisse, con l’edilizia invasiva, con l’agricoltura, con le strade. Così sono rimaste oggi come erano migliaia di anni fa, testimoni silenziosi e ipnotiche della storia naturale di questo angolo di mondo.

Le masche e gli spiriti del bosco: come Giovanni Tamburelli ha interpretato le leggende locali nella sua visione artistica.

Il ciclo pittorico di Tamburelli parte dalla sua intuizione di una fiaba folklorica. L’artista è partito da una poesia che ha scritto ispirato dal luogo e dalle sue suggestioni: le creature del bosco che vengono a vivere nel Ciabot.

Tutto è raccontato attraverso gli occhi di un viandante, Raspin, che una notte assiste a un vero e proprio sabba mistico: vede apparire le masche, le streghe i servanot, i folletti, le creature incantate del folklore locale.

Al piano terra, chi apre la porta del Ciabot viene accolto da uno specchio, che lo fa diventare attore e presenza viva della narrazione. Sulle pareti del Ciabot appaiono i vari personaggi della storia, che poi vedremo in azione al piano superiore.

Per raggiungerlo, dobbiamo uscire e salire la scala, che ci immerge nel paesaggio: a ogni rampa ci fa cogliere una diversa anima del panorama e del Roero.

Al piano superiore c’è la rappresentazione dell’insieme dei personaggi, che si uniscono per dare vita alla creazione del vino.

Il Ciabot Almondo merita già il viaggio da solo. Ma diventa ancora più affascinante se lo si unisce ad altre attrattive del territorio. Intorno al Ciabot le emozioni continuano: ecco alcuni suggerimenti per un viaggio nel Roero.

vista casa su rocche

Il Santuario dei Piloni (6 minuti) con la chiesa romanica, 13 cappelle della Via Crucis e la Cappella del Santo Sepolcro, con un magnifico panorama sul Roero.

Il castello di Montà non è visitabile, ma lo sono altri castelli vicini:

  • Pralormo (9 minuti) prima rocca medievale, poi residenza aristocratica ottocentesca, con lo splendido parco che in primavera si colora di tulipani.
  • Cisterna d’Asti (18 minuti) con il museo Arti e Mestieri di un tempo, che fa capire la civiltà contadina di queste terre.
  • Magliano Alfieri (23 minuti) residenza dei conti Alfieri, con il Museo dei Soffitti in Gesso e il Teatro del Paesaggio
  • Govone (26 minuti) splendida residenza sabauda in puro stile barocco
  • Monticello d’Alba (27 minuti) residenza dei conti Roero che hanno dato il nome al territorio

Il posto perfetto per saperne di più sulle Rocche e sulle masche, i due elementi caratterizzanti del Ciabot, è il Museo delle Rocche e delle Masche a Pocapaglia (28 minuti) che racconta il paesaggio e le leggende del Roero.

Vedi il progetto

Dietro al Ciabot, le rocche e il bosco. Davanti al Ciabot, i vigneti. Questo è il Roero.

Almondo Harvest

Intorno al Ciabot, vigneti di Barbera e di Arneis, coltivati dalla famiglia Almondo, che ha voluto ridare vita a questo edificio

I filari più corti, subito davanti al Ciabot, sono di Barbera, vitigno storico piemontese. Scendendo di pochi passi, la vigna si allarga prendendo la forma della collina, e si incontra il vitigno più identitario del Roero: l’Arneis.

Per essere un bianco autoctono in una terra di grandissimi rossi, devi avere una forte personalità. E questa personalità nasce dal mare: la sua mineralità viene dalle sabbie che un tempo erano fondali marini.

A coltivare questi vigneti, la famiglia Almondo: Domenico e i figli Stefano e Federico. Tutto parte da Domenico che nel 1980 compie una svolta coraggiosa: via diserbanti e concimi chimici, una decisione allora azzardata, oggi lungimirante.

Sperimenta per sfruttare le potenzialità dell’Arneis, per trasformarlo da “bianchetto leggero” a vino elegante, ricco dei profumi e della sapidità che il terroir di Montà riesce a dargli.

E nella voglia di valorizzare la bellezza del Roero, ridare vita al Ciabot è stato il naturale compimento di questo percorso.

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